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Come tuteliamo il ricevente

Attraverso la trasfusione di sangue si possono trasmettere malattie pericolose come l’AIDS o l’epatite virale.

Alcuni abitudini di vita espongono al rischio di contrarre queste infezioni e quindi di trasmetterle; poiché i tests diagnostici non sono sempre in grado d’identificare i soggetti infettatisi di recente (all’inizio di ogni malattia vi è quella che viene chiamata “finestra diagnostica”, vale a dire il lasso di tempo che intercorre tra il momento del contagio e quello in cui gli agenti patogeni o gli anticorpi possono essere evidenziati con gli esami di laboratorio, variabile da alcuni giorni ad alcune settimane) si rende necessario escludere dalla donazione , temporaneamente o definitivamente, le persone che hanno avuto dei comportamenti a rischio.

Fermo restando l'aiuto del medico trasfusionista, vincolato dal segreto professionale, a chiarire e valutare le specifiche situazioni, è doveroso autoescludersi per chi abbia nella storia personale le seguenti condizioni:

•  assunzione di droghe
•  rapporti sessuali non protetti con persone    sconosciute negli ultimi sei mesi     
•   epatite o ittero
•   malattie veneree
•  positività per il test della sifilide (TPHA o    VDRL)
•  positività per il test AIDS (anti-HIV 1)
•  positività per il test dell'epatite B (HBsAg)
•  positività per il test dell'epatite C (anti-HCV)

Queste esclusioni rendono ancora più importante la donazione da parte di tutti coloro che sono in grado di farlo!           
Oggigiorno la trasfusione di sangue intero è rara : il paziente riceve esclusivamente le componenti di cui ha bisogno in funzione del suo stato o della malattia di cui soffre.

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